Smart Working e Welfare aziendale: un binomio per valorizzare le persone e il loro benessere
Il mondo del lavoro è stato oggetto cambiamenti significativi a livello globale, influenzati da tendenze di lungo corso il cui sviluppo è stato accelerato dall’arrivo della pandemia. Questi fenomeni stanno ridefinendo il futuro del lavoro e rappresentano sfide strategiche che influenzano la competitività delle organizzazioni.
Uno degli elementi chiave di questa trasformazione è il cambiamento demografico. L’invecchiamento della popolazione e il calo della natalità stanno determinando una forza lavoro con un’età media sempre più elevata e destinata a rimanere attiva più a lungo. Parallelamente, le generazioni più giovani si apprestano a gestire crescenti responsabilità legate alla cura dei figli e dei genitori. A complicare questo scenario, vi è il crescente malessere nei luoghi di lavoro. Secondo i dati di Gallup, nel 2023 lo stress lavoro-correlato ha interessato il 41% della forza lavoro a livello globale e il 46% dei lavoratori italiani. Le ricerche dell’Osservatorio HR Innovation Practice evidenziano inoltre che il benessere fisico e mentale è oggi la principale motivazione che spinge le persone a cambiare impiego. A questi fattori si aggiungono le pressioni economiche legate all’inflazione, che rendono più difficile sostenere le spese essenziali, inclusi i costi per la salute.
In un contesto in cui il benessere psicofisico dei lavoratori è messo a dura prova, diventa imprescindibile ripensare le politiche aziendali, adottando soluzioni che favoriscano un migliore equilibrio tra vita professionale e personale e che supportino concretamente i bisogni dei lavoratori. In questo scenario, lo Smart Working e il Welfare aziendale assumono un ruolo strategico.
La diffusione dello Smart Working e il legame con il Welfare aziendale
Negli ultimi anni, lo Smart Working si è affermato con rapidità, dapprima come misura emergenziale di remotizzazione volta a tutelare la salute durante il periodo pandemico e, in seguito, come un modello di organizzazione del lavoro più equilibrato, basato sulla responsabilizzazione nel raggiungimento dei risultati e su un maggiore bilanciamento fra lavoro in sede e da remoto. Basti pensare che, secondo le stime dell’Osservatorio Smart Working, nel 2019 i lavoratori coinvolti in queste iniziative erano 570 mila; nel 2024 il numero è stato di 3,5 milioni. Questo incremento, inizialmente dettato dall’emergenza sanitaria, è stato successivamente sostenuto dai benefici che il modello offre sia ai lavoratori che alle aziende: maggiore autonomia, un miglior bilanciamento tra vita professionale e privata e un impatto positivo su produttività, soddisfazione lavorativa e legame con l’organizzazione.
L’introduzione di nuovi modelli di organizzazione del lavoro ha portato alcune aziende a ripensare anche i propri programmi di Welfare, evidenziando come questo cambiamento organizzativo possa essere un catalizzatore per una revisione più ampia delle politiche aziendali a supporto del benessere dei lavoratori. Secondo la ricerca dell’Osservatorio Smart Working, una grande impresa1 su quattro ha aggiornato i propri servizi di Welfare a seguito dell’adozione del lavoro agile, con l’obiettivo di rispondere meglio alle esigenze emergenti della forza lavoro. In particolare, queste aziende hanno scelto di potenziare in via prioritaria i servizi per la salute mentale e il benessere psicologico, oltre a quelli dedicati alla salute fisica, al wellness e alla nutrizione. Sono state ampliate anche in 1 azienda su 2 le iniziative di supporto ai carichi di cura e le agevolazioni per la mobilità sostenibile, in linea con le nuove modalità di lavoro e le esigenze emergenti della forza lavoro.
Le startup a servizio del Welfare aziendale: il benessere delle persone al centro
L’Osservatorio Smart Working ha inoltre condotto un’analisi delle startup a livello globale che offrono servizi di Welfare aziendale, per comprendere le direzioni in cui sta evolvendo il mercato dell’innovazione organizzativa in questo ambito. I dati confermano la priorità del tema del benessere, con oltre la metà delle imprese di recente fondazione specializzate in servizi per il miglioramento della qualità della vita lavorativa. Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il benessere si articola in tre dimensioni. Il benessere fisico, che comprende l’attenzione alla salute, alla prevenzione e al miglioramento delle condizioni ergonomiche. Segnali di malessere fisico possono essere inoltre un campanello d’allarme in quanto sintomi di una condizione di stress lavoro-correlato. Vi è poi una componente relazionale, legata alla qualità delle interazioni e alla costruzione di un ambiente lavorativo positivo. E, infine, la componente psicologica che deriva dalla gestione dello stress e dalla soddisfazione che le persone esprimono nei confronti della propria vita lavorativa.
Tra le startup che offrono soluzioni per il benessere, due su tre si specializzano sul supporto alla componente psicologica. Si tratta, in particolare, di piattaforme per la prenotazione di sedute di psicoterapia, applicazioni di meditazione guidata o di mindfulness e strumenti per monitorare il livello di stress e di engagement lavorativo. Le soluzioni a supporto del benessere fisico facilitano l’accesso a servizi di training, alla prenotazione di visite mediche specialistiche e programmi di nutrizione e favoriscono l’ergonomia e la qualità del sonno. Le soluzioni per il benessere relazionale si concentrano infine sul rafforzamento della coesione dei team di lavoro, sulla gestione di eventi aziendali e l’organizzazione di esperienze offsite, con soluzioni pensate in particolare per i team che lavorano in modalità ibrida.
Smart Working e Welfare aziendale: il punto di vista dell’Osservatorio
Ripensare l’organizzazione del lavoro in un’ottica più flessibile spinge dunque le organizzazioni a considerare con maggiore attenzione le esigenze delle proprie persone. Se implementato in modo equilibrato, lo Smart Working non solo migliora la qualità della vita lavorativa, ma rappresenta anche una leva strategica per affrontare le sfide future di un mercato del lavoro caratterizzato da una forza lavoro longeva e da nuove necessità di conciliazione. Inoltre, la flessibilità si conferma un fattore chiave per attrarre e trattenere i talenti più giovani, destinati però, nel tempo, a gestire crescenti responsabilità di cura. In questo contesto, il binomio tra Smart Working e politiche di Welfare aziendale ha le potenzialità per contribuire concretamente alla costruzione di un ecosistema lavorativo in grado di sostenere le necessità della forza lavoro attuale, e futura.
1Si considerano grandi imprese le aziende privati con più di 250 addetti.
A cura di

Rita Zampieri
Ricercatrice SeniorRicercatrice Osservatorio Smart Working
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