Open Innovation: è ora di misurare l’impatto nelle aziende
L’Open Innovation cresce nelle imprese italiane secondo i dati delle Ricerche 2024 dell’Osservatorio Startup Thinking. Nonostante la generale diffusione del fenomeno, solo una piccolissima parte delle aziende che la adotta dichiara di misurarne l’impatto in modo efficace.
L’Open Innovation in Italia: una visione d’insieme
L’Open Innovation si è rivelata uno strumento vincente in questi anni di forte turbolenza a partire dal 2020 e l’avvento del Covid. Con l’88% delle grandi aziende che la implementano al 2024, l’Open Innovation evidenzia la sua centralità come strumento per l’innovazione e la trasformazione aziendale. Guardando alle sole grandissime imprese, con oltre 1.000 dipendenti, è un plebiscito: il 98% di imprese si impegna già con l’Open Innovation. Diverso è il comparto delle PMI, un terzo del campione lo pratica, ma permangono atteggiamenti diversi e frammentati.
Negli ultimi sette anni, anche la collaborazione tra grandi imprese e startup è cresciuta in modo significativo. La quota di imprese che collabora con startup è passata dal 33% nel 2018 al 62% nel 2024, evidenziando un trend in costante crescita. L’ecosistema startup sta diventando infatti un interlocutore più credibile, sostenendo le imprese nei percorsi di innovazione e sviluppo.
Il 59% delle grandi imprese dispone ormai di un budget dedicato alle iniziative di Inbound Open Innovation, volte a internalizzare fonti di innovazione esterna, mentre erano solo il 38% nel 2020, con un incremento progressivo nell’allocazione di risorse dedicate. Se questi dati possono essere incoraggianti rispetto al ruolo che l’Open Innovation ricopre in azienda, tuttavia altre evidenze della ricerca gettano ancora un’ombra.
L’aumento nella presenza del budget per l’Open Innovation mostra un maggiore impegno aziendale, ma se andiamo a pesare questi fondi scopriamo che si tratta di frazioni marginali dei budget aziendali, lo 0,10% rispetto ai fatturati e poco meno del 4% rispetto al budget destinati alla Direzione ICT. Nel 2024, i budget dedicati all’Inbound Open Innovation si concentrano prevalentemente su fasce inferiori a 500.000 euro, con il 21% delle imprese che dichiara investimenti tra 50.000 e 100.000 euro e solo il 3% che supera i 5 milioni. Questo dato è in qualche modo allineato al fatto che meno di un terzo delle aziende riconosce un valore strategico all’Open Innovation a livello di Top Management.
I benefici dell’Open Innovation
Se investighiamo quali siano i principali benefici per le aziende, ricercati e ottenuti, legati all’Open Innovation, rileviamo che si persegue ancora un’ottica più esplorativa e di apertura verso il mondo esterno (esplorare nuovi trend tecnologici, identificare opportunità di business, accelerare lo sviluppo delle innovazioni e stabilire nuove partnership). Solo all’ultimo posto viene indicato l’aumento del fatturato, non tanto perché non esista una relazione tra le variabili, quanto perché rimane complesso valutare questo impatto in modo deterministico.
Da questi dati potremmo dire che l’Open Innovation è diffusa ma ancora in forma esplorativa, che gli impatti sul business sono ritenuti ancora marginali, che la rilevanza strategica è contenuta. Ci troviamo quindi in un percorso ancora da completare. Proviamo a capire quali ne sono i motivi.
L’innovazione è da sempre un tema strategico per le imprese, ma ciò che oggi è cambiato è la velocità e profondità con cui le imprese devono adattarsi all’ambiente, e le modalità con cui il processo di innovazione deve essere condotto per sostenere la competizione globale. Da un lato crescono i costi per l’innovazione, sempre più tecnologica e multidisciplinare, dall’altro diminuiscono i ricavi per la riduzione dei cicli di vita. A questo si aggiunge l’ingresso nella competizione di player sempre più imprevedibili. Ecco, quindi, che diventano fondamentali le fasi di Ricerca e Test, volte a identificare possibili opportunità e sperimentarle in chiave imprenditoriale per raccogliere velocemente la maggior quantità di informazioni e capire rapidamente se procedere verso un progetto oppure cambiare strada, se vincere o fallire. Si tratta di un’innovazione in cui è massimo il grado di incertezza, ma al contempo è massima la ricchezza di opportunità.
Come misurare l’impatto dell’Open Innovation
Arrivati a questo punto serve comprendere chiaramente cosa dobbiamo misurare nel processo di Research & Testing rispetto alle fasi più tradizionali di sviluppo di un progetto. Nel primo caso la domanda è quali obiettivi si vuole raggiungere e quali fattori possono aiutare a raggiungerli. Si tratta di ricercare e agire secondo un processo non lineare, in cui la prevedibilità è bassa e le attività sono l’apprendimento e la sperimentazione, mentre il fallimento deve necessariamente essere un’opzione. Nel secondo caso invece le attività sono di pianificazione e implementazione secondo un Gantt definito, la prevedibilità è alta, l’errore non è ammesso.
Come se non bastasse, la misurazione dell’impatto deve applicarsi su tre diverse dimensioni per dare una fotografia completa dello stato di innovazione in azienda, senza tralasciare né i progressi incrementali di breve termine, né quelli più radicali che spesso vengono raggiunti nel lungo periodo. La prima prospettiva è quella di progetto, per tracciare e misurare il successo o gli insuccessi. La seconda dimensione è quella del portafoglio dei progetti di innovazione che riguarda il vertice aziendale e la strategia di innovazione. La terza dimensione è quella relativa alla valutazione dell’impatto dell’innovazione sull’azienda nel suo complesso, è la prospettiva dell’Innovation Manager. È senza ombra di dubbio la prospettiva con cui siamo meno abituati a confrontarci, quella più complessa da affrontare per la sua multidimensionalità e intangibilità, ma è anche la dimensione su cui misuro quanto si sta realmente costruendo la capacità dell’impresa di restare innovativa nel tempo, con dimensioni come la cultura e le competenze.
La misurazione dell’Open Innovation in Italia
Oggi solo l’8% delle imprese ritiene di aver già costruito un modello sufficientemente strutturato e completo di metriche per misurare l’impatto dell’innovazione. La buona notizia è che oltre il 60% percepisce il bisogno e ha infatti in programma di costruire un proprio modello.
La misurazione dell’impatto dell’Open Innovation sembra dunque essere il grande freno. L’Open Innovation, e in generale i nuovi modelli di innovazione, devono ancora guadagnare la completa credibilità presso i vertici aziendali perché non riescono a dimostrare il proprio valore.
L’adozione di metriche chiare permette infatti di dimostrare il valore generato oltre le percezioni soggettive, rafforzando la fiducia degli stakeholder interni ed esterni, allineare gli investimenti agli obiettivi di lungo termine. La misurazione non è solo un esercizio tecnico, ma uno strumento per guidare il cambiamento culturale e manageriale necessario per competere.
A cura di

Alessandra Luksch
DirettriceDirettrice degli Osservatori Startup Thinking e Digital Transformation Academy.
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